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Le Donne, i Cavallier, l’Armi e i Lavori
di Marco Alberto Donadoni
Dante Alighieri
Roma
2011
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Presentazione
Come risultato di una ricerca pubblicata da Harvard Business Review gli studiosi Anita Woolley e Thomas Malone del MIT hanno voluto verificare le dinamiche di gruppo e in particolare cosa ne influenzasse la performance. Così hanno creato gruppi di lavoro composti da uomini e donne tra i 18 e i 60 anni con diversi Qi.
Il risultato è interessante: non c’è un rapporto diretto tra Qi dei membri di un gruppo e livello di Intelligenza collettiva del gruppo stesso. Risultano invece molto più importanti altri 2 fattori: da un lato il livello di “sensibilità sociale”, che è la capacità di ascoltare gli altri, coinvolgerli e interagire in modo costruttivo. Il secondo fattore risultato vincente è la presenza di donne. In sostanza quindi i gruppi con un numero maggiore di persone con un Qi alto non hanno realizzato performance migliori della media. I gruppi con un numero maggiori di donne invece sì.
Anche senza questa scientifica considerazione, pare chiaro ormai che le donne sono un argomento di grande attualità in tema lavorativo: il soffitto di vetro va crepandosi in tutte le direzioni, le quote rosa pare-forse-dovrebbero essere applicate perfino in Italia, molte donne hanno comunque già raggiunto le leve del potere: Angela Merkel, Emma Marcegaglia, Carolyn McCall, Susanna Camusso, Zhang Yin, Dilma Rousseff, tanto per fare sei nomi famosi.
A questo punto forse varrebbe la pena di chiedersi se la letteratura formativa -che finora ho offerto modelli, lezioni e soluzioni a manager maschi- non dovrebbe cominciare a chiedersi: le stesse formule funzionano anche al femminile?
Proprio su spunti come questi Marco Alberto Donadoni (MAD) ha cominciato a meditare (notando anche come nelle aule di formazione si trovino sempre più donne, e spesso anche solo donne), e lo ha fatto partendo da un punto di vista tanto particolare quanto a lui noto, quello del rapporto fra donne e gioco, per poi arrivare a ragionare su potere, dinamiche e relazioni al femminile nel mondo del lavoro.
Nato a Milano nel 1951, e abitante a Cuggiono, nel Parco del Ticino, MAD lavora dovunque lo chiamino o mandino, da bravo formatore indipendente. Ma prima, esattamente dal 1978, il suo lavoro era stato inventare giochi, e ne ha inventati parecchi, fino a che nel 1990 gli hanno chiesto di cominciare ad applicarli alla formazione.
Sfruttando questa esperienza di “master ludi” il Donadoni è partito per esporre alcuni suoi pensieri, raccogliendo e sistematizzando esperienze vissute nei suoi ultimi quarant’ anni.
Sottolineando un assioma ancora non molto considerato, soprattutto nell’ambito didattico-formativo: la donna è diversa dall’uomo. Cioè: la parità dei diritti è una cosa, l’uguaglianza fra sessi un’altra.
Da questa affermazione apparentemente banale dipana una serie di meditazioni molto personali, che cominciano come detto dall’osservare la donna come “elemento giocatore”, passando a considerarla come “componente di ricchezza” nel gruppo di lavoro, e finendo per considerarla come “soggetto di potere e di nuove dinamiche, nello specifico fra donne”.
Con l’obiettivo finale non di risolvere dubbi, ma anzi di porne almeno uno importante: non sarà che tutte le aperture rivolte al genere femminile attuali sono articolate come se le donne non fossero donne? Come se non fossero diverse dal modello del maschio dominante studiato fino ad oggi? Come se non avessero il diritto e il dovere di pensare al lavoro e alle relazioni in modo diverso dagli uomini?
Senza pretese di soluzioni, con la sola voglia di provare a vedere con occhi diversi un mondo finora non molto considerato se non in ottica di pari opportunità.
O peggio, di adattamento femminile a modelli e stereotipi maschili.
Indice:
Meditazione preventiva e di base: malgrado quello che si pensa, a volte, o si cerca di dimostrare, a volte, uomini e donne sono differenti e la loro differenza è la ricchezza dell’umanità. Il problema è che non si può pensare di “gestirli” (in inglese to manage) allo stesso modo
Corre l’anno domini 1980…
Prima meditazione: le donne non amano giocare perché non viene proposto loro un tema ludico adeguato
Chi scrive i giochi ?
La storia, il gioco e le donne
Seconda meditazione: il gioco è per definizione legato al tempo libero (non a caso uno dei suoi pochi sinonimi è passatempo) e il tempo libero nella storia é stato precipuo appannaggio del maschio
Un balzo nel tempo e arriva la fine del secolo
Categorie del gioco a confronto
L’AGON e il suo target
Terza meditazione: se per il maschio vincere è gratificante in quanto tale, come visto sopra, per la femmina l’importanza del vincere dipende anche molto dal cosa
Quarta meditazione: la donna ha una capacità di tenere distinti i piani della realtà e della simulazione molto superiore a quella dell’uomo
Il corpo e la mimicry
Quinta meditazione: le femmine hanno un concetto di uso del corpo nei giochi, molto meno limitato e limitante di quanto non sia nei maschi
Fare gioco di squadra?
Sesta meditazione: le donne sono più distanti degli uomini da eventi ludici in cui non sono direttamente coinvolte nel fare
Settima meditazione: quando si dice squadra uomini e donne capiscono, vivono e strutturano cose diverse
Dee al lavoro
Ottava meditazione: in ogni gruppo di donne il modo di stare al suo interno è differenziato e vario, sicuramente molto più di quanto lo sia per i maschi
Brutta cosa l’invidia
Conflitti, obiettivi e negoziazione
Quando la squadra si forma per lavoro: un caso reale..siamo nel 2006
Il multitasking
Le Amazzoni
Nona mediazione: la capacità di osservazione iniziale di una donna, detta anche effetto-scanner, soprattutto nei confronti di un’altra donna, costruisce base importante della relazione successiva
La fiducia
Decima meditazione: le conseguenze dell’uscire dalla zona di comfort sono diverse per maschi e femmine. Forse è diversa anche la definizione stessa di zona di comfort
Le armi responsabili
Undicesima meditazione: nel dubbio se privilegiare obiettivo o relazione la donna sceglie la seconda quasi automaticamente
Anche in negativo: relazione è funzionale spesso anche all’opposizione con altri sottogruppi: scelgo la mia amica perché è nemica della mia nemica
Paralleli e meridiani
Dodicesima meditazione: la capacità di intuito femminile è realmente superiore a quella del maschio, ma in negativo comporta che le credenze costituite su questa dote poi difficilmente saranno smontabili da esperienze successive
Autore
Marco Alberto Donadoni nato a Milano l’ 8.11.1951 e laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano. Giornalista pubblicista, collaboratore di RAI e RSI. Ha lavorato come direttore creativo in varie società (International Team, Editrice Giochi, Arti Grafiche Ricordi) dal 1978 al 1990, vedendo pubblicati circa 200 titoli di giochi in scatola in 6 paesi esteri. Dal 1991 consulente aziendale specializzato in team developement, coaching, management performance, sempre in funzione dell’erogazione di giochi formativi esperienziali. Ha pubblicato per Dante Alighieri Editrice Met@forming, un saggio su metafora applicata alla formazione. Vive e lavora nel suo studio professionale a Cuggiono (Milano), nel Parco del Ticino.
Gli autori interessati a divulgare le proprie opere
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