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Convegno AIF
Approcci "altri": le formazioni innovative

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Il 30 ottobre 2008 si è svolto a Roma il convegno Approcci "altri: le formazioni innovative, organizzato dalla delegazione Lazio dell'AIF - Associazione Italiana Formatori.
formazione-esperienziale.it è andato a scuriosare tra gli approcci formativi innovativi ed alternativi in cerca di stimoli, suggestioni, dubbi e domande aperte.

Non faremo un resoconto del convegno perchè già esiste un ricchissimo spazio in Google Gruppi accuratamente predisposto da Maurizio Rossi (uno dei due organizzatori AIF dell'evento) dove è possibile consultare il programma e gli interventi, iscriversi al gruppo e partecipare a discussioni in merito. Per approfondire clicca qui.

Intendiamo invece raccontarvi le nostre impressioni, ciò che ci ha colpito, il clima, gli umori e le riflessioni che hanno animato la giornata romana.

Rallentare........
Già da un pò il mercato della formazione esperienziale, quella innovativa, quella alternativa, quella che utilizza la metafora e le situazioni outdoor, sta vivendo da un lato un momento di esplosione rigogliosamente creativa, spesso senza freni, sicuramente libera da antichi rigori e statica ortodossia, ma dall'altro sta anche osando, forse troppo, accelerando e vestendo di stuzzicanti ed accattivanti nomi attività passate (che con i loro nomi abituali apparirebbero più tradizionali e..... meno commerciali).
Un praticante taoista osserverebbe tutto questo sorridendo e molto semplicemente commenterebbe: "Ma...., l'antico dilemma umano, l'oscillazione perenne tra stare ed andare, consolidare ed osare, lo yang estremo e lo yin estremo.........".
Nel convegno è emerso il pericolo che la nuova formazione emergente sia un "inseguimento senza fine", un andare (basta che si vada e non si stia fermi, dove? boh non so, non è importante), un accelerare continuo. In giro ci sono moltissime cose, moltissime offerte formative, ma "servono tutte realmente"?. Facendo tanto, tutto comincia a divenire più confuso e si perde la capacità di distinguere, separare, filtrare, discernere e..... scegliere ciò che è più efficace. Nel convegno è emerso il verbo "rallentare". E questo ci piace molto. Rallentare per poter andare più veloci. Anche questo lo potrebbe suggerire un qualsiasi praticante di arte marziale. I migliori, forse, insegnanti di strategia ed efficacia.
Ecco all'ora che questi discorsi ci hanno fatto pensare che forse una delle strade percorribili dalla formazione innovativa italiana potrebbe essere proprio seguire i consigli degli antichi maestri cinesi riguardo la necessità di mantenere l'equilibrio tra la propria dimensione Yang (fare, intraprendere, rischiare) e quella yin (osservare, ascoltare, riflettere, saper stare anche fermi).

Un'altra suggestione che abbiamo avvertito vicina al nostro modo di intendere la formazione innovativa è stata quella di non perdere di vista la persona. A scriverlo vien quasi da vergognarsi ed arrossire per la banalità dell'affermazione. Ma è proprio il tornare all'origine, il riflettere che tutto ciò che innoviamo (strumenti, metodologie, obiettivi, location) poi in fin dei conti deve essere funzionale alla persona ed al suo sviluppo e crescita individuale e professionale.
Ecco, quindi, che non è possibile parlare di formazione esperienziale ed innovativa senza almeno inciampare in una riflessione sull'etica della formazione, del formatore, dell'azienda committente. Siamo pienamente d'accordo nell'avere la massima accortezza nel proporre il "nuovo", perchè qua stiamo "giocando" con le persone. E con le persone non possiamo aprire porte, senza richiuderle, lanciare suggestive attività, senza poi aiutare i partecipanti a sistematizzarle nel loro mondo, a debriffarle con professionalità e massima serietà (dopo il "gioco").

L'ultimo aspetto che ci ha colpito, infine, è l'acceso scambio che è avvenuto tra i partecipanti e relatori del convegno sul tema delle emozioni. L'attività esperienziale di per sè è un forte catalizzatore di emozioni e sensazioni. In tempi anche molto brevi è possibile innescare bombe emotive che giornate e giornate di aula tradizionale a volte non riescono ad attivare (ma anche questo non è del tutto vero perchè la componente emotiva è comunque ineliminabile anche nei contesti più tradizionali). Ecco che emerge quindi la riflessione, i dubbi, le domande sulla professionalità del trainer. Assistiamo oggi ad un'improvvisazione di trainer e facilitatori esperienziali che ha dell'incredibile esportando da altri contesti (non aziendali) figure che, magari sono ottimi facilitatori dell'apprendimento in determinate discipline (orienteering piuttosto che teatro) ma che niente sanno dei meccanismi aziendali, del ruolo professionale, della traduzione attività esperienziale/azienda, della gestione delle emozioni. Molto interessanti sono, quindi , state le riflessioni sulla necessità di definire le caratteristiche di una facilitazione esperta.

Complessivamente al convegno si è respirato una bella aria di confronto, un clima di cusiosità, scambio e soprattutto una generosità (in questo mondo così circospetto, diffidente e manipolativo) ed uno spirito di condivisione particolarmente lodevoli.

Non un convegno barboso e sterile, spesso occasione solo di sfoggio individuale o vetrina commerciale, ma una vera opportunità di arricchimento.
Complimenti AIF.

Redazione di formazione-esperienziale.it

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