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Un Evento-Anniversario per il Teatro d'Impresa in Italia

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di Veronica Crippa

 

Nella serata di venerdì 6 novembre 2009 presso lo spazio Chiossetto a Milano il team di FormAttori con Roberta Pinzauti è andato in scena festeggiando i dieci anni di attività della società TE.D. Teatro d’Impresa

In modo originale nel corso della serata il team ha presentato, attraverso utili testimonianze, le principali tecniche teatrali che vengono adoperate dalle aziende in ambito formativo. I dialoghi fra FormAttori e committenti/partecipanti delle varie attività ha permesso al pubblico che ascoltava di avere una maggiore comprensione stimolando una più intensa curiosità e un più vivo interesse.
Ciò che colpisce quando si parla e si pratica il teatro-formazione è la sua forza, la sua incisività e la sua potenza: il teatro come luogo di formazione è una risorsa educativa. Consente la crescita, il miglioramento e lo sviluppo delle persone.
Questo è possibile attraverso l’uso dello strumento teatrale in diversi modi e forme: dal teatro-agito (team building) al teatro-osservato (teatro su misura). Nella prima tipologia è il formando stesso che si attiva e si mette fisicamente in gioco attraverso esercitazioni e rappresentazioni vere e proprie, la seconda tipologia, per lo più utilizzata in conferenze, fiere, anniversari e riunioni, consiste nell’osservare sceneggiature rappresentate da attori professionisti che, dopo aver studiato il contesto aziendale, riproducono in chiave assolutamente ironica e un po’ caricata le criticità dell’azienda soffermandosi in particolare sulle problematicità generali. E’ importante che un personaggio in scena rappresenti diversi vissuti e che l’osservatore si rispecchi in più personaggi.
Durante la serata ho ritenuto molto avvincente la testimonianza di Renato Tenneriello, direttore delle RU di GoodYear Dunlop Italia, la cui società ha realizzato con il team TDI un progetto di “Teatro su Misura” che ha vinto il 1° premio per la miglior idea creativa al Best Event Awards 2008.
Il teatro, pertanto, si propone come strumento esperienziale, poiché attraverso le tecniche è possibile sperimentare e sperimentarsi, agendo e riflettendo sull’esperienza per trarre, poi, un insegnamento. Il soggetto è coinvolto nella sua unicità e autenticità in una continua ricerca di senso e di confronto.
Elisabetta Maiocchi, responsabile delle Risorse umane di Danone, si è affidata al team di TDI per un team building rivolto a giovani manager dell’area commerciale. Come lei stessa ha riportato nella sua testimonianza l’attività ludico-teatrale ha permesso a questo giovane gruppo da poco entrato in azienda di eliminare le inibizioni comportamentali attraverso le prime tipologie di esercizi che fungono da training, per poi, nel secondo step, scrivere una sceneggiatura e rappresentarla, infine, sul palco, partendo e adattando momenti tipici/critici della personale attività lavorativa.
Il teatro, pertanto, trascina la persona nella sua interezza, la stimola alla riflessione, una riflessione che è per lo più indotta e non imposta poiché l’individuo coinvolto globalmente tende a vivere l’esercizio teatrale inizialmente come attività solamente ludica; mano a mano che l’intervento diventa più incisivo la stessa persona comprende l’elevata capacità trasformazionale di quello che prima considerava  un “banale gioco”.

Al di là delle tecniche vorrei riportare qualche riflessione che mi sono portata a casa grazie agli spunti lanciatimi durante la serata. Innanzitutto citando le parole di Roberta Pinzauti, responsabile della società di TDI, “nel massimo della finzione del teatro è sotteso il massimo di verità della vita”: si può, quindi,  iniziare a comprendere la funzionalità formativa del teatro d’impresa. Comunemente le persone pensano al teatro come luogo di finzione e di maschere con uno spiccato significato negativo; in realtà un attore convince il pubblico solo se interpreta seriamente, se entra nei panni del personaggio, se fa vivere il personaggio nella persona che lui è. E proprio nel momento in cui l’attore trova il modo di conoscere e di interpretare il personaggio scopre delle parti nuove di sé. Proprio per questo il teatro risulta un mezzo utile alla persona e ai gruppi in formazione.

Altro stimolo che ho ritenuto importante da cogliere nell’arco della serata è la centralità del tema dell’improvvisazione. Come Piccardo, durante la serata ha più volte sottolineato, “noi viviamo in una società in transizione continua”, in cui il cambiamento non rappresenta più la novità, ma la costante. Per essere pronto ad improvvisare l’individuo deve essere competente (deve sapere fare altro, deve nutrire diversi interessi e specializzarsi), deve essere flessibile (quindi pronto a cambiare) e portare il suo contributo (l’essenza e le caratteristiche peculiari della sua persona). L’improvvisazione richiesta all’uomo nella nostra società è una improvvisazione proattiva e non reattiva, non si improvvisa dal nulla, ma sempre da un qualcosa, da una base o da un interesse. Nel teatro l’improvvisazione è una scienza, una tecnica che richiede molto studio, impegno e lavoro; non è mai preparata prima, ma è necessario l’esercizio e la dedizione per impossessarsi della tecnica. Al termine della serata ho avuto l’opportunità di vedere all’opera tre FormAttori che hanno improvvisato alcuni episodi di vita lavorativi riportati in sala dai partecipanti. Indescrivibile l’energia fra i tre, l’intesa creatasi, la complicità e l’importanza data a tutti i particolari. Ogni dettaglio raccontato dalla persona veniva messo in scena creando così un’atmosfera divertente attraverso il taglio ironico, ma nello stesso momento un’atmosfera che toccava le corde più profonde tanto da far scattare nella persona il processo di auto-riflessione.

L’accettazione. Un altro macro tema trattato durante la serata. Accettazione di noi stessi e comprensione di noi stessi. Il teatro accompagna l’individuo verso una maggiore comprensione di sé. Ed in questo modo l’uomo non è più intimorito dall’errore, al contrario … “proprio nel momento in cui una persona non ha paura di sbagliare, farà meglio” (Claudia Piccardo).

 

Veronica Crippa laureata alla triennale in scienze e tecniche psicologiche presso l’università statale di Milano Bicocca. Iscritta alla magistrale di psicologia del marketing e delle organizzazioni presso l’università Cattolica di Milano. Coltiva uno spiccato interesse per l’arte e le tecniche teatrali. Ha studiato e recitato con i registi/attori: Gian Gianotti, Mirton Vajani, Gianni LaManna, Ciro Ruffo, Alessandro Ferrara ed Enzo Giraldo. Nel suo elaborato di tesi triennale ha intrecciato i suoi due grandi interessi, affrontando il tema della formazione attraverso le tecniche teatrali con la Dott.ssa Elena Zucchi .

crippa.veronica@gmail.com


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