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Giovedì 17 dicembre 2009 si è svolto il consueto convegno di fine anno dell'Associazione Italiana Formatori (delegazione Lazio) a Roma presso il Centro di Formazione delle Poste Italiane.
Il Non-Convegno, così definito per le sue modalità in parte destrutturate e partecipative, si è svolto attraverso 3 sessioni.
L'ultima sessione, dedicata alle metodologie formative esperienziali ed innovative e più legata ai temi che interessano la nostra community, ma anche l'intero incontro, meritano di essere raccontati con gli occhi del nostro portale per gli stimoli ed i numerosi interrogativi che hanno lasciato a tutti i partecipanti.
PER LE METODOLOGIE ESPERIENZIALI E' IL MOMENTO .......
.... di dedicare più energia al pensiero critico?
Le metodologie esperienziali hanno visto negli ultimi anni, e soprattutto nel 2009, un'esplosione di creatività e di pensiero laterale. Fenomeno da un lato indubbiamente prezioso per arricchire i metodi didattici di nuova linfa, ma anche pericoloso se, come afferma Piero Trupia, questo avviene a scapito del pensiero critico. "L'immaginazione cancella il confine tra la realtà ed il sogno" e questo è positivo certo, ma non sempre e in assoluto.
....di dedicarsi di più alle piccole e medie imprese in Italia?
A più riprese è stato fatto notare come la realtà italiana sia ricchissima di piccole e medie imprese, lontana dalle logiche delle grandi imprese americane, logiche che possono divenire pericolose se egemonizzano un contesto molto diverso. In effetti le metodologie esperienziali spesso si trasformano in grandi eventi ed incentive che coinvolgono grandi aziende e centinaia di partecipanti quando potrebbero, con numeri più contenuti ed una qualità artigianale maggiore, facilitare l'apprendimento anche delle realtà organizzative più piccole.
....di soddisfare maggiormente esigenze di consulenza più che di soluzioni predefinite?
Rispetto a cosa vogliono le aziende, alcuni esponenti aziendali hanno sottolineato quanto l'attuale crisi abbia cambiato "quale" formazione fare. Myriam Ines Giangiacomo, responsabile della formazione e comunicazione interna in Ferservizi, parla di formazione molto più selettiva e preceduta da assessment per calibrare al meglio gli investimenti economici da sostenere. Giovanni di Muoio, responsabile formazione di area di BNL, sottolinea la necessità di realizzare una formazione più aderente alla propria realtà locale, di "comprare" una formazione più mirata e di sviluppare maggiormente le competenze formative interne all'azienda. Da più parti emerge l'esigenza di non acquistare soluzioni precostituite dai fornitori (le metodologie formative abbondano di accattivanti format) ma di qualcuno che aiuti l'azienda a sviluppare le competenze realmente necessarie ai soggetti ed ai ruoli organizzativi di quella specifica azienda.
.....di collegarsi maggiormente al ruolo organizzativo dei partecipanti?
La sfida maggiore della formazione, e tanto più di quella che utilizza metodologie esperienziali, è quella di orientarsi maggiormente all'immediata spendibilità delle competenze acquisite. Proprio in funzione del fatto che queste metodologie sono prevalentemente metaforiche, e quindi in termini di attività proposte più lontare dal ruolo organizzativo dei partecipanti, è necessario dedicare molte energie alla fase di progettazione mirata ed a quella del debriefing post-attività per riportare l'esperienza alla realtà aziendale.
..... di ottimizzare i costi e limitare gli sprechi inuti?
Le aziende si stanno orientando sempre più allo sviluppo di competenze formative interne all'azienda stessa, al far crescere risorse interne magari provenienti da altri ruoli, ad utilizzare molto meno i fornitori esterni. Il Tenente Colonnello Domenico Roma dell'Ufficio Orientamento e Sviluppo Professionale dell'Esercito parla del "baratto moderno" con il quale si sta utilizzando la location outdoor di S.Agostino a Civitavecchia mettendola a disposizione di aziende esterne in cambio di servizi.
.....di sfruttare la crisi?
Il difficile momento che stiamo vivendo, come sottolinea la Giangiacomo, sta creando l'opportunità di fermarsi a riflettere per migliorare l'analisi dei bisogni (al di là degli innovati format, di che cosa hanno veramente bisogno le persone) e per portare le metodologie esperienziali a livelli anche non manageriali.
......di dare nuova linfa alla motivazione verso la formazione?
Molti dipendenti aziendali sono sempre più demotivati e disamorati rispetto alla loro formazione. Siamo sicuri che basti rinnovare le metodologie formative per risolvere la questione? Fintanto che la percezione finale è quella che la formazione "non serva", l'esperienzialità riuscirà forse ad abbassare le resistenze iniziali (ma anche quello è da vedere soprattutto per chi l'ha già vissuta in precedenti interventi formativi) ma non inciderà sui risultati. Una risposta possibile potrebbe provenire anche da uno degli interventi che c'è stato tra i partecipanti al convegno. Qualcuno lancia la provocazione "...invece di parlare solo dei bisogni formativi dei dipendenti perchè non ci chiediamo anche cosa, socialmente parlando, vuole il cliente esterno?". Dare un "senso" ed uno scopo più ampio alle metodologie esperienziali, che non si limiti al divertimento ed all'innovazione metodologica fine a se stessa, può essere forse una strada....Secondo Aureliana Alberici, pedagogista e docente presso l'Università degli Studi Roma Tre, la formazione deve aiutare le persone a capire cosa fanno, come lo fanno e perchè lo fanno.
....di mettersi in discussione come formatori?
All'interno del convegno un momento molto interessante, non privo di dialettica, è stato rappresentato dalla provocazione di Stefano Farina, ex arbitro di calcio e attualmente consulente e formatore per le aziende: "perchè un'azienda chiama uno come me, un ex arbitro, anzichè un formatore di mestiere?". Bella domanda. Le risposte possono essere moltissime ed in ogni caso la domanda, molto collegata all'attuale situazione delle metodologie esperienziali in Italia, DEVE far riflettere. Sul mercato ormai si sono affacciati moltissimi "nuovi personaggi" che si presentano come formatori esperienziali, alcuni più new age, altri con maggiore sostanza professionale. Tutto questo può essere un utile spunto per riflettere sulla propria identità professionale, per fare maggiore chiarezza e per scegliere con oculatezza a chi affidarsi.
..... di creare alleanze?
Piero Pagnotta, direttore generale dell'IRFI Istituto Romano per la Formazione Manageriale della CCIAA di Roma, parla si chiede come "fare filiera". Fare tutti le stesse cose non paga, occorre specializzarsi e collaborare. Ormai molti siti delle società di consulenza abbondano di cataloghi "esperienziali" standard nei quali, più o meno, sono elencate le stesse metafore. Si salva un pò di più il singolo consulente/formatore che ha più difficoltà a fare il tuttologo e sfrutta spesso una propria passione/esperienza in un'attività particolare (conosciuta e praticata anche personalmente (dall'arte marziale al rugby.....)
.....di monitorare le professionalità "esperienziali"?
Piersergio Caltabiano, presidente nazionale dell'AIF, anticipa il rilancio del processo di certificazione dei formatori con l'introduzione di una nuova area "outdoor trainers" e ricorda l'istituzione dell'Osservatorio sugli approcci metodologici dell'AIF.
....di rafforzare l'equilibrio nell'orientamento alla persona-risultato?
Come sottolinea Caltabiano, l'attenzione alla persona è certamente al centro dell'apprendimento ma adesso, più che mai, è necessario non dimenticare i processi ed i risultati organizzativi. Arriverà anche in Italia il "success fee" che legherà la retribuzione dei consulenti-formatori anche al successo/risultato ottenuto. E' molto importante scardinare il percepito molto diffuso che la formazione "non serva" assumendosi ognuno (fornitori da un lato e committenti aziendali dall'altro) le proprie responsabilità nell'averlo creato.
....di orientarsi verso modalità blended?
Il futuro della formazione appare quanto mai "misto" in termini metodologici. Leonardo Frontani, amministratore di TWT Team, condivide con i partecipanti del convegno un interessante modello articolato nei due assi "numero di contenuti trasferiti" e "influenza sul comportamento" suggerendo di incastonare all'interno, con le debite proporzioni. le metodologie esperienziali.
Insomma un incontro quanto mai attuale in quanto, come afferma Alessandro Iori, amministratore del Gruppo Wave, "non esiste formazione senza esperienzialità che sia indoor o outdoor".
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