Leggi le altre recensioni della nostra Community
La EEE Experiential Educators Europe è un network che raggruppa trainer, formatori, consulenti, educatori provenienti da tutta Europa e da mezzo mondo, accomunati dal fatto di utilizzare nei loro training metodologie di formazione esperienziali o non formali ed interessati nel condividere, discutere e mettere a confronto le loro conoscenze, metodologie e tecniche formative.
Ogni anno l'EEE organizza un meeting che è un appuntamento fisso dal 1997
Durante i miei 4 giorni di permanenza alla EEE, ho compiuto il percorso dei 400 metri che mi separava dal confine italiano per andare a telefonare con tariffe più accessibili, 2 volte al giorno. L’ho fatto con ognuno dei 5 colleghi italiani presenti alla Open Space Technology delle EEE. E’ stato quello uno dei rari momenti in cui ci siamo trovati in una condizione di “mono cultura” durante l’evento.
Il resto del tempo abbiamo goduto della vasta Diversità che il network EEE regala ai propri aderenti. Oltre a rappresentare molti paesi Europei con grande presenza di tedeschi e portoghesi, l’evento ha ospitato cinesi, statunitensi, israeliani e turchi. Come si dice in questi casi, un melting pot di culture ed interpretazioni della professione del formatore che non possono che arricchire nel loro confronto serrato e soprattutto disinteressato.
Per me era la prima volta. La cosa che più mi ha colpito è l’assoluta assenza di struttura, di presidenti, di segretari, di leader situazionali. Poche regole, accolte da tutti senza riserve con in testa la più difficile soprattutto nel nostro Paese: quando uno parla gli altri ascoltano.
Vi dirò che per partecipare è fondamentale parlare inglese ed il livello d’uso della lingua è piuttosto alto.
L'incontro è iniziato in un prato di un bellissimo centro di vacanze e formazione per giovani e categorie protette della Slovenia: il suono di una vecchia campana di un veliero, è la cerimonia di apertura e presentazione dei presenti portatori della loro cultura professionale.
Alla EEE partecipano educatori sociali, consulenti, psicoterapeuti ed insegnanti, formatori convenzionali e non convenzionali. In totale girano in questo contenitore circa 100 persone.
Insieme si scopre, si sperimenta, soprattutto s’impara. L’organizzazione si pregia dell’utilizzo della cosiddetta Open Space Technology, simile ad un Barcamp, dove chi vuole offre un suo seminario agli altri, senza limiti di tempo, spazio, equipaggiamento.
Nessuno degli italiani ha offerto qualcosa. Timidezza o egoismo ? Voglia di misurare la competenza degli altri o disinteresse ? Io stesso sono stato a guardare ed ho partecipato nei 4 giorni a 10 dei 44 workshop costruiti sapientemente on-site.
Sessanta persone che s’incontrano per fare ciò che un formatore esperienziale dovrebbe mettere sempre in primo piano: riflettere e condividere. Ed è quello che la Community formazione-esperienziale.it voleva fare. Andare, tornare e condividere, ma onestamente sono passati due mesi e ancora mi chiedo come possa un’organizzazione così sofisticata e precisa come quella che ho visto in Slovenia, esistere senza consulte scientifiche, presidenti e consiglieri.
Sono tornato stordito ed affascinato ed ho imparato tante cose che non sapevo. Ho anche capito che so molte altre cose ed ho avuto conferma che la crescita professionale passa attraverso la “contaminatio” con la conoscenza di altri formatori e non la difesa del proprio presunto esclusivo know-how.
Con piacere ricorderò l’energizer al mattino condotto da Juliet, musicista danese, che solo con le mani e pestando i piedi, conduceva sapientemente 60 persone come un’orchestra sinfonica evocando in noi il ritmo ed il tempo della nostra crescita come gruppo.
Ricorderò Frank, ex istruttore di survival per le forze armate britanniche, il classico sergente di ferro che ha scoperto come la sua esperienza possa essere di conforto ai bambini che hanno ricevuto abusi in infanzia.
Non dimenticherò Yazek, alpinista e coach polacco, nella sua conduzione appassionata di un percorso di coaching impregnato dal ciclo di Kolb.
Daniel, tedesco, mi ha insegnato ad usare il metro da falegname per fare attività creative e molto interessanti in gruppo.
Infine Mark con il suo modello esperienziale di brain storming strutturato.
Insomma ce n’è per tutti e per tutti i gusti. Tecniche, tavole rotonde, metodi, esperienze da testare, libri lasciati dai partecipanti a disposizione di tutti per la consultazione; un grande minestrone di emozioni che trovano la loro importanza perché fanno lavorare insieme persone con background molto diversi, ma legate dalla filosofia dell’apprendimento esperienziale.
Durante la permanenza divertimento, giochi, balli, passeggiate e la cena Internazionale, nella quale ogni Paese offre un assaggio, vero e non figurato, della propria cultura. La prossima edizione sarà in Grecia.
EEE non vuole tante persone. Non riuscirebbe a gestirle. Desidera però persone fortemente motivate a considerare il proprio lavoro di educatore, in maniera meno focalizzata alla professione e più connessa con il miglioramento della società.
Poi è chiaro, anche in questa community trovi il venditore di tools d’aula, quello che propone i suoi corsi a pagamento, quello che vende il libro. La cosa bella è che anche questo non è vietato. Se il partecipante mantiene un contegno dignitoso e non trasforma la sua partecipazione in una azione di marketing, nessuno ha da ridire. Non occorre un codice deontologico, basta un po’ di rispetto per l’altro.
In poche parole alla EEE si può dare gratis o a pagamento, si possono trovare partner stranieri per qualche progetto congiunto o fornitori internazionali di corsi di aggiornamento. S’impara, si facilita, si testano nuove attività. Una grande opportunità che non mi farò più sfuggire.
di Leonardo Frontani |