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International Festival
of Outdoor Experiential Education

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Dal 20-22 maggio 2011 l'International Academy of Experiential Education ha organizzato l'International Festival of Experiential Education all'interno del Parco Nazionale del Circeo (Sabaudia-LT).
Un membro della nostra Community che ha partecipato a scritto per noi un resoconto.

La Via di Via Experientia di Daria Marani Toro

"Mi scusi ci dovrebbe essere un Corso di Formazione Esperienziale, mi sa indicare dove?", chiedo ad una signora che mi sembra lavori lì nel parco del Circeo. "Chi sta cercando?", taglia corto lei. "Cerco Mario…", dico io rapidamente. "Ah sì, Mario. Devi andare in quella direzione, lì verso il bosco, stanno tutti là, c'è pure Mario…scusa, ma che dovete fare? Ho visto un sacco di gente anche stranieri", chiede lei curiosa, "C'è il Festival internazionale dell'apprendimento esperienziale, andiamo in barca a vela a Ponza e poi…", dico io con entusiasmo. "Ah ho capito!?!, in barca a vela, beh divertitevi", la signora taglia corto una seconda volta. "Grazie di nuovo, arrivederci" rispondo e mi inoltro nel bosco nella direzione indicatami. Per primi incontro Angelica e Mark. Angelica la conosco già, con Mark ci vediamo per la prima volta: "Hi, nice to meet you!", dice lui. "Hi, nice to meet you, too!" dico io. Poi mi presento a tutti gli altri, qualcuno (italiano) lo conosco tanti altri (belgi, inglesi, islandesi, lituani) non ancora.
Tra me e me penso: "Già mi piace l'atmosfera, persone nuove che arrivano anche da lontano e che hanno in comune una curiosa "patologia": la "dipendenza da esperienza" ("Experience addiction"). É una "patologia" che porta tutti coloro che ne gioiscono a non riuscire ad emanciparsi dal volere e dal vedere "formazione esperienziale" ovunque, è estremamente contagiosa e in Italia si sta diffondendo a vista d'occhio…
Insomma, siamo una trentina di esseri umani tutti di buon umore e pronti a tutto ciò che di bello ci aspetta. Come avvio non mi sembra niente male. Invitati dai promotori del Festival ci mettiamo in cerchio e iniziamo facendo un rapido giro di nomi e una sorta di gioco della sedia per memorizzarli. É divertente, distraente, veloce e utile. Insomma il ghiaccio, semmai ce ne fosse stato bisogno, si è frantumato in pochi secondi. Poi Mario prende la parola e inizia a descrivere cosa faremo, presentando anche gli altri promotori del festival: Arturas, Björn, Dirk e Mark.
Due giornate in barca a vela per conoscerci e fare esperienze inconsuete in un clima di avventuroso desiderio di condividere. Una volta al porto ci dividiamo sulle tre barche e in un battibaleno siamo a piedi scalzi pronti per prendere il largo. L'odore del mare e il vento che tira forte ci fanno venire la voglia di issare il fiocco e la randa e di ingaggiarci in una pacifica competizione tra imbarcazioni alla volta di Ponza. Un viaggio per conoscere le persone e per ascoltare i rocamboleschi racconti dello skipper. Quanto di vero ci fosse nei racconti di Ugo rimarrà per sempre un mistero.
Arriviamo a Ponza in tre ore, ci raduniamo per mettere in comune gli scambi dei singoli equipaggi e poi cuciniamo tutti per tutti con un passaggio di portate e viveri tra barca e barca. La serata è divertente e coinvolgente senza fare nulla di strutturato, ma semplicemente stando insieme.
Dopo numerosi brindisi il dondolio della barca ci culla verso il sonno senza troppi indugi.
La mattina seguente siamo tutti energici e veleggiamo presto verso Palmarola, l'isola è splendida e semi deserta. L'ideale per i nostri Workshop. Io vado a quello sul "Silenzio" con Björn ed Arturas. Volevo capire di cosa si trattasse esattamente e come sarebbe stato trattato il "Silenzio" a parole. Una contraddizione in termini. In effetti di parole ce ne sono state proprio poche. Due ore di solitudine alla scoperta dell'isola e di cosa sarebbe accaduto dentro di noi. Due ore senza parlare, cercando, per quanto mi riguarda, di mettere a tacere il brusio dei pensieri per stare in completa armonia con me stessa e con la natura. Due ore di vissuto libero senza istruzioni come a dire: "vivi e basta, stando ad osservare cosa accade dentro e fuori di te". 
Nel pomeriggio un altro Workshop tematico, io ho scelto il "Learning to learn". Mark ci ha fatto allenare sul nostro modo di imparare, facendoci lavorare in coppia attraverso delle "Learning interviews". Le interviste utilizzavano delle tracce realizzate attraverso delle mappe mentali con spunti molto utili e di immediata applicazione. Poi ci ha lasciato confrontare in plenaria, facendo lui delle mirate generalizzazioni sulle diverse modalità di apprendimento e la loro relazione privilegiata con l'esperienza. Interessante, molto interessante. 
Le ore sono passate serene e abbiamo chiuso la giornata con un approfondimento sulla Leadership del facilitatore. Arturas ci ha ricordato che il facilitatore, anche solo per significato etimologico, è colui o colei che rende le cose più facili. Non aspettiamoci che sia qualcuno che abbia delle risposte o che ci dia delle risposte. Il facilitatore è chi eventualmente sa porci nuove domande per nuove risposte, che soltanto noi stessi abbiamo il potenziale di darci. Siamo noi che impariamo attraverso una maggiore consapevolezza e comprensione di noi stessi. Il facilitatore non dà feedback e aggiungo: meno male. Meno male perché realisticamente e lealmente nessuno può prendersi il merito o la responsabilità dell'apprendimento di qualcun altro. Questo "nessuno" può favorirne molto l'apprendimento, creando un contesto facilitante "and that's it". Da tenere presente che creare un contesto realmente facilitante è una cosa per niente facile.
Per quello che posso aver colto io la "via" di Via Esperientia consiste nel creare e preparare un setting per i partecipanti per vivere l'esperienza in completa sicurezza. I facilitatori "si limitano" a costruire le condizioni ideali per imparare (o imparare a imparare), ma è poi l'esperienza in sé stessa, e chi la vive in prima persona, a generare l'apprendimento. Noi con l'esperienza che viviamo abbiamo il potere di suggerirci, in un momento che non sappiamo esattamente prevedere, quegli insights che farebbero molta fatica ad affiorare senza qualcuno che ci costruisse un'esperienza ad hoc. Queste intuizioni arrivano con la forza e la sorpresa di un: "eureka!". Come a dire: "Ho trovato e ho capito quello che sentivo, ma non riuscivo a spiegarmi. Ho dato un senso ad una sensazione. Ho dato un emozione ad un pensiero. Insomma continuo a fare conoscenza ed esperienza di me". 
Quando ero lì pensavo a quanto mi piacesse il metodo di Via Esperientia. E' un metodo che ti responsabilizza molto, ma ti ricompensa in libertà. Pensavo a quanta destrutturazione richiedesse, soprattutto a chi è abituato a partecipare a corsi tenuti da "formatori-suggeritori" e a quanta frustrazione può generare in chi sente di aver bisogno di una guida passo passo. In realtà la guida c'è, solo che è silenziosa e ti stimola ad ascoltarti piuttosto che ad ascoltarla.
Il giorno successivo abbiamo tirato le somme, cercando di mettere insieme e far andare insieme: pensieri, parole e vissuto concreto. Abbiamo cercato di dargli coerenza con una breve rappresentazione. Abbiamo anche evidenziato quello che secondo noi ha funzionato molto bene e quello che poteva funzionare ancora meglio.
Bene praticamente tutto: persone splendide, professionalità elevatissima, atmosfera coinvolgente corredata da un pieno senso di libertà e di rispetto. Poteva funzionare meglio: qualche dettaglio organizzativo e di coordinamento tra i trainers, il tempo delle tratte in barca poteva essere utilizzato anche per i lavori in sottogruppo e poteva valere la pena di chiarire preventivamente con gli skipper il loro ruolo, chiedendo loro di moderare la possessività nei confronti della propria barca!

Alla fine della giornata siamo rientrati nel porto del Circeo, l'atmosfera in barca era di raccoglimento e di apertura insieme. Tra foto e sorrisi ci siamo salutati, felici e contenti.

 

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