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Convegno Risorse Umane e Non Umane:
Nuovi modi per lavorare insieme

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Giovedì 12 febbraio 2009 si è svolto a Roma presso l'Hotel Melià Aurelia Antica lo start up di una serie di convegni che attraverseranno l'Italia da nord a sud organizzati dalla Rivista Persone&Conoscenze della casa editrice Este.

Oltre ad essere uno dei media partner dell'iniziativa, formazione-esperienziale.it è andato a scuriosare tra i numerosi partecipanti (quasi 200) mosso dalla curiosità e alla ricerca di possibili spunti e stimoli alla riflessione relativi al tema della formazione esperienziale e delle metodologie di formazione innovative.

Riportiamo di seguito una selezione, effettuata con le "lenti" del nostro portale, di alcuni aspetti toccati durante le tavole rotonde.

Francesco Varanini, direttore di Persone&Conoscenze, ha aperto il convegno ricordando a tutti, attraverso un breve storytelling, che nessuno di noi è un passivo "registratore" che invia o raccoglie informazioni: il rapporto docente-discente è ormai profondamente trasformato. Di questo, secondo noi, chi si occupa a vario titolo di formazione esperienziale si è probabilmente accorto ormai da tempo. Ma lo pratica veramente? La formazione esperienziale riesce realmente a proporre un nuovo modello nel rapporto trainer-partecipante o ripropone vecchi schemi, magari, con modalità più soft e divertenti?.

Mario D'Ambrosio, past president AIDP e direttore generale AIDP Promotion, ha sottolineato la necessità, per i professionisti delle RU, di offrire un proprio contributo alla costruzione e ricostruzione di processi lavorativi che siano in grado di produrre ricchezza reale a differenza della ricchezza spesso effimera che riesce solo a "distruggere" le risorse, comprese quelle umane. Riteniamo che questo possa essere un ragionamento interessante anche per coloro che progettano ed utilizzano la formazione esperienziale che è chiamata quindi anch'essa a produrre crescita reale nelle persone, al di là del gradimento immediato spesso effimero e di breve durata.

Marta Brioschi, Human Resources Manager di Fandis, racconta come la propria azienda stia realizzando sempre più formazione interdisciplinare e ricca di contaminazioni. La formazione esperienziale è in effetti creata spesso grazie ad approcci multidisciplinari e all'apertura verso contaminazioni impensabili nel passato.

Fernando Giancotti (Generale di Brigata Aerea, Capo del Primo Reparto, Stato Maggiore dell'Aeronautica, Capo Ordinamento e Personale) ha offerto la propria visione in una sorta di interessante benchmarking per il mondo aziendale. Secondo Giancotti creatività ed innovazione non sono sufficienti per gestire le organizzazioni in un momento di crisi come questo perchè non è automatico che possano conseguire i risultati realmente strategici. Come dire che non bastano le buone pratiche, le innovative metafore, le metodologie creative se non vi è chiarezza sugli obiettivi strategici e soprattutto se non viene attivata una leadership diffusa all'interno dell'organizzazione (fino ai livelli più capillari) che spinga e sostenza le iniziative formative innovative.

Paola Fanelli, Dirigente Retail&Private in BNL - BNP Paribas e collaboratrice della cattedra di gestione e valutazione delle risorse umane alla LUISS, ha sottolineato quanto le nuove tecnologie siano per le aziende strumenti ricchi ed a disposizione ma quanto sia importante, d'altro canto, capire i reali bisogni delle persone all'interno delle organizzazioni. A nostro parere una possibile sfida nel futuro per la formazione esperienziale potrà essere proprio la necessità di tener conto, soprattutto per le nuove generazioni, dell'esplosione tecnologica e trovare, quindi, sinergie di tipo blended che rafforzino e magari moltiplichino, attraverso la tecnologia, gli effetti di attività formative di tipo esperienziale. Come ha poi commentano Beppe Carrella, ex amministratore delegato di TSF e docente di organizzazione e sistemi all'Università Federico II di Napoli, il problema reale è cosa viene fatto con gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione e quindi l'importanza delle persone non potrà mai venire meno al di là di tutti i Linkedin, Facebook, Wiki e altro.

L'intervento di Maria Cecilia Santarsiero, amministratore delegato di Studio Santarsiero, ha poi evidenziato che occorre fare attenzione a non dare eccessivo risalto alle tecniche alternative di formazione, sono solo tecniche, strumenti. Ciò che realmente conta è il percorso di apprendimento che si sta costruendo con le persone e gli obiettivi di apprendimento che si vogliono conseguire. Secondo la Santarsiero, in questo momento, chi lavora con le risorse umane ha la grande opportunità di aiutare le persone a ricostruire il piacere di lavorare attraverso l'attribuzione di senso, bisogno basilare e profondo di ogni persona. In questo, a nostro parere, la formazione esperienziale ha il ruolo fondamentale di creare percorsi di apprendimento che abbiano un reale senso per le persone, al di là della piacevolezza, del divertimento, della sperimentazione. Se tutto rimane fine a se stesso non è reale apprendimento. In questo momento, più che mai, quando il senso di solitudine, la rabbia e la paura prendono il sopravvento, occorre progettare interventi formativi esperienziali con un senso, magari anche sociale, che non si riduca al gioco didattico e che facciano parte di un percorso più ampio.
In linea con l'intervento della Santarsiero, anche Tiziano Botteri, senior consultant di Cegos Italia, parla di "building" in riferimento alla finalità di attribuzione di senso, sia per l'azienda che per la persona, che lo sviluppo delle competenze deve necessariamente avere. In effetti il passaggio dal teaching al learning è ormai avvenuto in ambito formazione esperienziale e sempre più il trainer diviene un facilitatore del processo di apprendimento che rappresenta il focus principale. La prossima sfida sarà invece sempre più orientata proprio verso il "building", la costruzione di senso, e l'"implementing", l'implementazione di ciò che è stato appreso.

Interessante, per la formazione esperienziale, lo stimolo lanciato da Gabriele Gabrielli, docente di organizzazione gestione delle risorse umane alla facoltà di economia della LUISS, per il quale la formazione non ha bisogno di riflettori accessi e spettacolarità, ma di molto rispetto e silenzio. In un momento in cui si cerca continuamente di stupire con nuove metodologie scoppiettanti, l'esortazione a progettare e praticare una formazione esperienziale "pacata" ma incisiva ci sembra molto calzante.

Paolo Esposito, Human Resources Manager in Sanofi-Aventis, lancia l'invito a non farsi spaventare dai meandri della formazione finanziata, ci sono moltissime possibilità da cogliere e soprattutto in questo momento difficile, da non farsi sfuggire. Del resto anche il nostro portale si sta attivando cercando di mettere a disposizione dei propri iscritti un servizio ad hoc.

Concludiamo con gli stimoli lasciati da Pier Sergio Caltabiano, presidente AIF Nazionale, per il quale il formatore deve farsi carico di ciò che "innesca", le emozioni non possono essere attivate e poi lasciate là, e sviluppare quella riflessività che gli permetta di guardarsi dall'esterno. Niente di più vero, secondo noi, se applicato proprio alle metodologie più innovative della formazione esperienziale.


Redazione di formazione-esperienziale.it

 

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