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Il 12-13 marzo 2009 si è svolto presso la Tenuta di Cortevecchia a Semproniano (GR) il Convegno Nazionale dell'Associazione Italiana Formatori dedicato alla Formazione Esperienziale ed all'Outdoor Training.
Oltre ad essere il media partner dell'iniziativa, formazione-esperienziale.it non poteva mancare a questa iniziativa, unica nel suo genere nel panorama italiano attuale.
Siamo andati, dunque, a scuriosare tra i numerosi partecipanti (circa una settantina) alla ricerca di stimoli da fornire ai membri della nostra community (alcuni dei presenti).
Abbiamo deciso di sostenere questo Convegno in quanto mosso da finalità estremamente vicine e coerenti alla mission del nostro portale.
In questi ultimi anni, infatti, si sono diffuse metodologie di formazione esperienziale che hanno avuto come obiettivo formativo prevalente la costruzione, il miglioramento e lo sviluppo del lavoro di gruppo.
Sotto l'egida dell'Outdoor Training si sono al contempo sviluppati una varietà di approcci diversi, accomunati da componenti quali l'apprendimento tramite l'esperienza, l'utilizzo della corporeità, la valorizzazione delle emozioni, la dimensione ludica e l'uso di metafore, in combinazioni sempre differenti.
Non altrettanto pervasiva è stata la diffusione e l'approfondimento sulle caratteristiche e sulla funzionalità di questi approcci.
L'AIF, con con questo convegno, il primo in Italia nel suo genere, si è posta come obiettivo quello di mettere a confronto queste eterogeneità, cercando di fare luce, in primo luogo, su aspetti concettuali e terminologici, tramite il contributo di alcuni degli esperti maggiormente rappresentativi in questo settore.
In secondo luogo, attraverso il carattere pratico ed esperienziale, dare l'opportunità ai partecipanti di sperimentare direttamente alcuni di questi diversi approcci attraverso workshop che si sono svolti in parallelo.
Il progetto è stato coordinato da Paolo Viel vice presidente AIF Nazionale e responsabile dell'Area Esperienziale AIF, supportato dagli altri membri del Comitato AIF Esperienziale: Leonardo Frontani e Alessandro Almonti.
Riportiamo di seguito una selezione di alcuni momenti importanti del convegno e la nostra opinione sul valore aggiunto di questa iniziativa nell'attuale panorama italiano della formazione esperienziale.
Innanzitutto l'elemento vincente della residenzialità. Due giornate full immersion nella splendida cornice della maremma toscana (con la fortuna di avere a disposizione tra l'altro 2 meravigliose giornate di sole) hanno reso possibile, non solo approfondire tematiche e sperimentare pratiche, ma anche avviare un proficuo network tra i committenti, gli operatori e gli interessati alle metodologie esperienziali nella formazione aziendale.
Ci ha convinto molto, inoltre, anche la scelta del titolo da dare al Convegno. Secondo noi evitare di utilizzare sia il termine "formazione esperienziale" che quello di "outdoor training" ha bypassato tutti i problemi connessi, ad oggi, con l'utilizzo di termini spesso malinterpretati, confusi come sinonimi o usati impropriamente. Ha riportanto, inoltre il focus, sull'aspetto metodologico più che sul contesto/luogo di realizzazione (indoor o outdoor) delle attività formative.
Riteniamo che il vero valore aggiunto del Convegno sia stato rappresentato dalla prima giornata introduttiva e da tutti quei momenti, presenti anche nella seconda giornata, nei quali, al di là della discussione e sperimentazione di possibili metafore ed attività esperienziali, ci si è soffermati su alcune questioni di fondo. Ci troviamo perfettamente d'accordo, infatti, sull'importanza di chiedersi che cos'è la formazione esperienziale, quali sono le sue specificità rispetto alla formazione tradizionale d'aula, quali le sinergie con essa, quali le possibili modalità e soluzioni blended, quali sono i pericoli e le prospettive future. Molto efficace è risultata poi la modalità con cui queste temi caldi sono stati dibattuti: una frizzante tavola rotonda nella quale i 6 esperti invitati (Gianfranco Montanarella, Alessandro Almonti, Stefano Farina, Mario Gianandrea, Luca Santini, Beppe Ghirardini) sono stati sollecitati a riflettere da Leonardo Frontani amministratore di TWT Team, che con le sue domande mirate ha animato e guidato il dibattito.
Pier Sergio Caltabiano, presidente AIF Nazionale, ha sottolineato come, proprio in un momento così difficile per l'Italia, sia importante la diversificazione cognitiva nell'apprendimento e la rivalutazione delle emozioni legate, per definizione, all'esperienzialità. A nostro parere è determinante poi la sua insistenza sul tema della qualità e certificazione (non solo di siti e location per questo tipo di formazione) ma a monte del formatore stesso, del trainer esperienziale ed outdoor.
Si tratta, infatti, come ha precisato anche Luca Santini amministrato della società di consulenza MAP, di una professione ad hoc. Non ci si improvvisa formatori esperienziali, le variabili da gestire spesso sono diverse e comunque maggiori e più complesse. Il trainer rischia di importare modelli e tecniche della formazione tradizionale all'interno delle metodologie esperienziali che richiedono da parte sua uno stile di conduzione diverso, più simile alla facilitazione che alla docenza altrimenti vengono fuori debriefing nei quali il formatore decodifica direttivamente le metafore relegando i partecipanti, dopo un'esperienza attiva, in una posizione di tipo passivo. Da qui l'importanza di percorsi di formazione formatori costruiti ad hoc per l'utilizzo di questo tipo di metodologie formative. Santini ha evidenziato come, le novità di questi ultimi anni rischiano di far precipitare gli operatori del settore nell'improvvisazione, ma l'improvvisazione, in questo momento, non ce la si può permettere in quanto la formazione è la prima voce di costo ad essere erroneamente tagliata anche se di qualità (figuriamoci se non lo è).
Collegato alla qualità della formazione e del trainer esperienziale è anche il tema sicurezza. Durante il convegno è stato approfondito il tema della sicurezza connessa all'utilizzo delle corde alte nell'outdoor training. L'AIF ha attivato un interessante gruppo di ricerca condotto da Alessandro Almonti amministratore di Percorsi SpA (e dagli ingegneri Luca Colaberardino e Flavio Cappelli), che potrà essere utile al formatore per capire meglio come comportarsi, sia in ottica preventiva che durante le attività stesse. Il gruppo di ricerca si sta, inoltre, attivando con una compagnia assicurativa per creare un prodotto assicurativo ad hoc proprio per i formatori impegnati in attività esperienziali in quanto, ad oggi, non esiste nessuna soluzione specifica ma pacchetti "adattati" con il rischio che venga meno poi la reale ed effettiva copertura assicurativa. Le idee poi si moltiplicano: costruire un registro delle strutture/location, realizzare corsi per formatori abilitati all'utilizzo delle corde alte ed il relativo albo, realizzare un servizio di consulenza per il controllo e la manutenzione delle atrutture (libretto d'uso del campo). In sintesi emerge un interessante tentativo da parte dell'AIF di sensibilizzare formatori ed aziende rispetto a questo tema tenendo conto della totale assenza di normative chiare in merito in Italia.
Gianfranco Montanarella, psicologo e trainer outdoor, ha sottolineato quello che è spesso il percorso professionale più frequente dei trainer esperienzali: l'aver unito passione e lavoro. Lui stesso infatti è riuscito a coniugare la sua passione per la vela, la scalata, il trekking con un utilizzo di queste attività nell'ambito dell'outdoor training. Il racconto di Montanarella rappresenta uno stimolo, secondo noi, importante perchè portavoce da un lato di un messaggio molto bello: per il formatore è possibile lavorare facendo ciò che più gli piace, con passione, credendoci e dando, per questo, il meglio di sè. Dall'altro lato questa stessa possibilità deve anche stimolarci ad un utili riflessione critica: non basta unire passione e lavoro, occorre anche metodolo, qualità, preparazione e soprattutto la maturità di proporre e realizzare l'intervento esperienziale più adatto rispetto alle esigenze della committanza, non tanto quello in cui crede di più il formatore con le sue passioni.
La fusione tra passione e lavoro non contraddistingue solo la consulenza ma anche la committenza. Luigi Mazzotta, infatti, in qualità di responsabile della formazione in Poste Italiane ma anche di appassionato praticante, ha portato al convegno un caso di utilizzo della metafora del Rugby nella sua azienda. Il suo racconto e le sue spiegazioni dell'efficacia di questa metafora correlata a precise competenze da sviluppare in azienda è risultata chiarissima ed estremamente convincente confermando ancora quanto possa essere costruttivo fondere passione e professionalità, vita privata e vita lavorativa.
Il convegno è stata un'occasione importante per chiedersi quale significato può avere il termine "esperienza". Secondo Santini l'apprendimento di comportamenti (al di là delle nozioni) passa necessariamente dall'esperienza concreta e le persone si dividono tra chi crede che l'esperienza sia veramente il focus centrale dell'apprendimento e chi invece la ritiene uno stimolo, uno strumento per l'apprendimento degli adulti. Beppe Ghirardini, amministratore della società Riesco, la definisce, invece, un espediente didattico che è il formatore a dover scegliere in base agli obiettivi formativi. Stefano Farina, rappresentante del mondo sportivo come arbitro di calcio della serie A e attualmente anche consulente aziendale, sottolinea l'importanza di leggere, dal punto di vista formativo, non solo la propria esperienza ma anche quella altrui. Secondo Montanarella l'esperienza è la vita e come nella vita occorre la stessa progressione nella progettazione della successione delle varie attività da proporre ai partecipanti.
Durante il dibattito nella tavola rotonda è emersa l'esistenza di un vero e proprio mercato della formazione esperienziale in Italia. Non solo questo mercato esiste ma è anche molto consistente, come sottolinea Almonti. In molti si sono lanciati nelle nuove metodologie esperienziali ed adesso il problema diventa la qualità degli operatori del settore. Comincia ad avere una certa consistenza la casistica di aziende che non vogliono più sentir parlare dell'outdoor training per le brutte esperienza vissute in prima persona. Ghirardini rispetto a questo tema sottolinea che il mercato è fatto di offerta ma anche di domanda e ritiene che, anche se negli ultimi anni la maturità dei decisori aziendali sia comunque cresciuta, sia indispensabile analizzare molto attentamente richieste spesso estremamente generiche da parte delle organizzazioni ("vogliamo fare un teambuilding"). Torna quindi in ballo l'importanza di non soffermarsi sugli strumenti, sulle attività, sulle metafore, ma approfondire l'analisi dei bisogni e l'impalcatura generale del progetto formativo esperienziale. Farina si chiede, invece, il perchè di questa grande richiesta aziendale di formazione esperienziale. L'azienda vuole veramente migliorare l'apprendimento individuale ed organizzativo o solo far uscire dalla noia le proprie risorse umane?. Mario Gianandrea, rappresentante di Impact Italia, aggiunge che l'azienda ormai cerca novità, sempre più ricerca percorsi nei quali l'esperienzialità rappresenta una delle componenti. E' quindi rischioso soffermarsi solo ed esclusivamente sulle attività esperienziali. La tendenza della formazione è ormai il blended learning. Interessante poi evidenziare come l'outdoor training classico all'estero è già in crisi mentre in Italia il numero delle società di consulenza aumenti vertiginosamente.
Ci troviamo molto allineati anche sulla recente tendenza, ben evidenziata da Gianandrea, di strutturare progetti di formazione esperienziale in collaborazione stretta con partner sociali in modo che si possa realizzare un'attività con un risultato non solo concreto (caratteristica piuttosto tipica di tutta la formazione esperienziale) ma anche utile socialmente. La formazione esperienziale con un senso e significato sociale è probabilmente, in questo momento così delicato per il nostro paese, la strada che vale la pena di più percorrere.
Per quanto riguarda la tipologia di attività utilizzate nella formazione esperienziale sono emersi alcuni punti che riteniamo molto interessanti. Alcune di queste (per esempio il fire walking) rappresentano un bel business e si rischia di cadere nel pregiudizio. Tutti concordano invece che il problema non è rappresentato tanto dal tipo di attività realizzata ma dal suo utilizzo, dall'abilità del trainer, dalla validità dell'analisi dei bisogni e della progettazione e soprattutto da un efficace debriefing che colleghi l'attività alla vita organizzativa. Nel mercato c'è spazio per tutti, per tutte le idee creative di qualità, l'importante è non rincorrere "stranezza ed alternatività" come obiettivi fine a se stessi. Come sottolinea Montanarella spesso basta poco per far uscire le persone dalla loro zona di comfort facilitando l'apprendimento: un contesto naturalistico ed una banale pioggia. Non c'è bisogno necessariamente di esperienze estreme. Caltabiano ribadisce che non si debbano demonizzare gli strumenti ma semplicemente ragionare sull'utilizzatore.
Originale poi l'intervento di un rappresentante della committenza aziendale, Giuseppe Caruso amministratore delegato di Net Insurance, che oltre a presentare un caso concreto di utilizzo dell'outdoor training nella sua azienda, ha fornito interessanti suggerimenti su come gestire le aziende che commissionano interventi di formazione esperienziale, consigli tanto più interessanti quanto provenienti proprio da un committente reale. Secondo Caruso, nelle piccole e medie imprese, è necessario coinvolgere il vertice, ancorare il progetto formativo al "progetto azienda" in modo che la formazione esperienziale divenga una fase di un percorso continuo più complesso e duraturo nel tempo e lavorare molto dopo la realizzazione della formazione continuando a far leva sull'apprendimento innescato. E' necessario, inoltre, far capire alle aziende la differenza tra formazione esperienziale ed incentive diffidando dei clienti che già sanno quello che vogliono.
Conclusioni
Il convegno ha rappresentato una prima tappa importante in Italia finalizzata a far incontrare gli operatori del settore, attivare il confronto, far emergere criticità e pericoli, sottolineare l'importanza di realizzare interventi formativi di qualità puntando più al ruolo del formatore progettista che alla creatività della singola metafora impiegata. Al termine dell'iniziativa si è accennato già alla possibile seconda edizione, segno evidente del successo dell'evento e dell'utilità di proseguire su questa strada.
Redazione di formazione-esperienziale.it
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