Trainer
Partecipanti
Committenza
Esperto tecnico
Supporto organizzativo
Il ruolo del conduttore nella formazione esperienziale si modifica drasticamente rispetto alla formazione d’aula tradizionale. Da un orientamento ai contenuti (o anche ai contenuti) si passa sempre più ad un gestore di processi. Le fasi della formazione esperienziale sono inoltre più ricche e complesse (warm up, briefing, playing, debriefing, carry over, piani di sviluppo individuali) presentando un numero maggiore di variabili da gestire (location, attrezzature, fornitori, tecnici, sicurezza, ecc....).
Sivasailam Thiagarajan propone un interessante modello suddiviso in 6 aree di decisione per differenziare i diversi possibili stili di conduzione delle attività esperienziali e di gestione dei debriefing a seconda del personalissimo stile del trainer stesso, delle preferenze dei partecipanti, degli specifici obiettivi formativi o delle necessità in corso d’opera dettate dal contesto/processo:
- Livello di rigidità/flessibilità nello spiegare le regole delle attività e nel farle rispettare.
- Livello di rigidità/flessibilità nella gestione del tempo durante le attività.
- Livello di incoraggiamento della cooperazione/competitività nel gruppo.
- Livello di orientamento ai processi/risultati.
- Livello di orientamento ai bisogni individuali/di gruppo.
- Livello di partecipazione (suggerimenti e feedback al gruppo versus distacco e libertà di fare/sbagliare)
Se possiede una doppia competenza psicologica e tecnica (relativa alla specifica metafora utilizzata) ha un’efficacia maggiore: si possono utilizzare i momenti d’insegnamento delle tecniche di base necessarie per lo svolgimento delle attività per facilitare lo sviluppo individuale.
I suoi compiti specifici sono quindi quelli di:
- gestire il patto formativo iniziale con i partecipanti;
- osservare i processi durante le attività esperienziali;
- effettuare debriefing al termine di ogni attività;
- gestire la fase finale di decodifica della metafora ed assicurare il trasferimento di principi e tecniche nella realtà lavorativa;
- supportare i partecipanti nella stesura di un piano di sviluppo personale;
- chiudere l’attività formativa verificando le aspettative iniziali, il gradimento e la qualità dell’intervento realizzato.
La dimensione dei gruppi durante le attività è in genere di 8-12 persone ma ci sono spesso programmi progettati appositamente per grandi gruppi.
Nella pianificazione di un programma occorre decidere il livello di omogeneità (squadre omogenee oppure livelli misti). Anche se togliere squadre intere contemporaneamente dal luogo di lavoro potrebbe creare problemi organizzativi, questo risulta più efficace perché ognuno recepisce lo stesso tipo di messaggio e viene facilitata la trasferibilità dell’apprendimento sul lavoro.
La presenza contemporanea nello stesso gruppo di responsabili e collaboratori da un lato favorisce il confronto e facilita il trasferimento degli apprendimenti nella realtà lavorativa da un lato richiede al progettista ed ai trainers la necessità di tenere conto di quanto ogni soggetto si metta in gioco durante la formazione esperienziale rispetto alla tradizionale formazione d’aula.
I partecipanti possono manifestare una certa contraddizione: da un lato accettano l’esperienza come occasione di sviluppo e cambiamento, dall’altro pensano di essere in “vacanza” e si aspettano quindi di avere soluzioni precostituite, apprendimenti senza sforzo e di divertirsi.
Molti partecipanti s’immaginano trascinati via dalle loro scrivanie e costretti a tentare imprese terrificanti che magari li fanno apparire goffi, fuori forma, sovrappeso, stupidi di fronte a colleghi e superiori. La parola d’ordine della formazione esperienziale è, invece, “challenge by choice”: sfida per scelta. Nessun partecipante è costretto a fare nessun tipo di attività od esercizio (a patto che si ritagli comunque un ruolo) ed inoltre non è necessario avere una particolare prestanza fisica per la maggior parte delle attività.
Altri possono assumere atteggiamenti difensivi in quanto questi “giochini” non risolvono le reali problematiche aziendali. Con questa tipologia occorre chiarire bene il senso delle metafore e stimolare la traduzione dell’apprendimento conseguito in un’applicazione concreta in azienda.
Può essere rappresentata:
- dai partecipanti stessi che pagano personalmente la propria quota
- da un’azienda o più organizzazioni che invitano al corso i propri collaboratori. In questo caso la committenza non deve interferire nello svolgimento delle attività spingendo i propri dipendenti a partecipare o richiedendo al conduttore informazioni sui comportamenti dei singoli partecipanti.
Nel caso in cui la committenza (e/o il responsabile gerarchico) siano presenti alle attività è preferibile che vi partecipino attivamente alla stessa stregua degli altri partecipanti mettendosi in gioco nello stesso modo.
Qualora il trainer non abbia le capacità fisico-tecniche per condurre le attività è indispensabile la presenza di un esperto che sia in grado di effettuare adeguati briefing tecnici e che garantisca ai partecipanti la massima sicurezza.
E’ essenziale un’adeguata sinergia trainer/tecnico e soprattutto un’efficace gestione da parte del formatore di quest’ultimo (briefing, eventuali interventi) in quanto per il tecnico può essere difficile comprendere che l’attività per cui è stato ingaggiato non rappresenta il fine ultimo dell’intervento ma solo una metafora facilitante.
L’esperto deve essere selezionato tenendo conto dei seguenti elementi:
- rilevanza del curriculum;
- appartenenza a scuole/organizzazioni riconosciute che ne garantiscano la formazione e l’aggiornamento;
- sensibilità formativa (pur non essendo un formatore aziendale di mestiere deve saper almeno comprendere le finalità dell’intervento in cui è stato inserito, avere la capacità di mettersi sullo sfondo in fase di analisi dei processi, evitare atteggiamenti interventisti durante le attività)
Nelle attività esperienziali, soprattutto quelle più complesse, può essere necessario avvalersi di un supporto organizzativo rappresentato da un singolo individuo facente parte dello staff formativo o addirittura in alcuni casi da agenzie specializzate nell’organizzazione di eventi.
Il supporto organizzativo aiuta lo staff formativo per la registrazione dei partecipanti (se molto numerosi), per la gestione, distribuzione, ritiro e ricovero delle attrezzature, per gli accordi con la location, per la gestione delle pause per i pasti.